IL CAPITALE.
UN LIBRO CHE ANCORA NON ABBIAMO LETTO







un progetto di Kepler-452
drammaturgia e regia Enrico Baraldi e Nicola Borghesi

con Nicola Borghesi 
e Tiziana De Biasio, Felice Ieraci, Francesco Iorio - Collettivo di fabbrica lavoratori GKN
e con la partecipazione di Dario Salvetti

luci e spazio scenico Vincent Longuemare
sound design Alberto Bebo Guidetti
video e documentazione Chiara Caliò
consulenza tecnico-scientifica su “Il Capitale” di Karl Marx Giovanni Zanotti

assistente alla regia Roberta Gabriele
macchinista Andrea Bovaia
tecnico luci e video Giuseppe Tomasi
fonico Francesco Vacca
elementi scenici realizzati nel Laboratorio di ERT

responsabile del laboratorio e capo costruttore Gioacchino Gramolini
scenografe decoratrici Ludovica Sitti con Sarah Menichini, Benedetta Monetti, Rebecca Zavattoni

ricerca iconografica e immagine di locandina Letizia Calori
foto di scena Luca Del Pia

produzione Emilia Romagna Teatro ERT / Teatro Nazionale

Si ringraziano

Stefano Breda e Cantiere Camilo Cienfuegos di Campi Bisenzio










Dopo il debutto di F. Perdere le cose a VIE 2019, e la performance radiofonica Daily Kepler presentata nell’edizione successiva, torna al festival per presentare il debutto del nuovo lavoro Kepler-452, una compagnia di teatro che decide di mettere in scena Il Capitale di Karl Marx.


Lo decide perché, dopo la fine del primo lockdown, sente forte la necessità di mettersi in ascolto di chi, nella fase immediatamente successiva, avrebbe perso il posto di lavoro. Nicola ed Enrico decidono così di girare l’Italia alla ricerca di quei luoghi in cui le pagine di Marx diventano persone, luoghi, accadimenti. Parlano con braccianti agricoli sikh, lavoratori della logistica, sindacalisti di base. Un giorno finiscono in una fabbrica, la GKN di Campi Bisenzio, che ha appena chiuso. In un mattino dell’estate 2021, il 9 luglio per la precisione, i 422 operai che ci lavorano ricevono una mail: non devono tornare al lavoro il giorno dopo: sono licenziati. Da quel giorno gli operai occupano la fabbrica, organizzano una mensa, un ufficio propaganda, dei turni di guardia, per impedire che venga smantellata. I primi giorni dell’autunno la compagnia entra per la prima volta alla GKN. Gli operai li invitano a mangiare il cinghiale con loro. La compagnia accetta e chiede pure se possono fermarsi a vivere lì per un po’, per raccogliere materiale per uno spettacolo che si chiama Il Capitale, ispirato all’omonimo libro di Karl Marx. Gli operai dicono di sì. Da quel giorno, per quell’autunno, loro dormono lì, dentro la fabbrica occupata, su delle brandine. Guadagnano anche un soprannome (in fabbrica tutti ne hanno uno), legato alla loro costante presenza e al numero di domande che rivolgono agli operai in presidio: quelli della DIGOS.
Nel tempo che trascorrono alla GKN, Nicola ed Enrico intervistano centinaia di operai, partecipano a picchetti, assemblee, manifestazioni, ascoltano, partecipano, osservano, cercando di volta in volta di tornare alle pagine di Marx per tentare di instaurare un dialogo creativo tra Il Capitale e quello che succede al presidio, tra un classico della letteratura filosofica ed economica e un gruppo di esseri umani in carne ed ossa. Poi la loro attenzione si concentra su tre persone in particolare: Iorio, manutentore, Felice, operaio addetto al montaggio e Tiziana, operaia addetta alle pulizie, che invitano in teatro con loro, a Bologna, per fare insieme uno spettacolo. Comincia così la creazione del Capitale, uno spettacolo che racconta cosa significa trascorrere vent’anni in fabbrica a fare dei pezzi, delle differenze tra chi lo ha fatto e chi non lo ha fatto mai, dell’estrazione di plusvalore, della chiusura di una fabbrica tra tante, di cosa succede quando un gruppo di operai decide di tentare di fare la storia, di come per qualche tempo le logiche del Capitale vengano estromesse da un perimetro di spazio, quello di uno stabilimento industriale occupato. Di come il Capitale, prima o poi torni a presentare il conto. Il Capitale è anche la storia dell’incontro tra una compagnia di teatro e un gruppo di operai metalmeccanici nell’autunno del Capitale. Il Capitale è soprattutto uno spettacolo sul tempo, sul suo scorrere, su chi lo possiede, su chi lo vende, lo acquista, lo libera.







RASSEGNA STAMPA




▪ Francesca De Sanctis, La classe operaia va sul palco,
L’Espresso
13/02/2022



▪ Silvia Napoli, “Il Capitale”. Kepler452 alla prova della storia,
ilmanifestoinrete
13/10/2022



▪ Enrico Fiore, Quel busto di Lenin che intossica la scena,
Controscena
14/10/2022



▪ Elena Scolari, Io sono un semiasse: Kepler 452 e Il capitale (operaio) da Marx alla GKN di Campi Bisenzio,
Paneacquaculture
15/10/2022



▪ Gianfranco Capitta, Marx e il Capitale raccontato dai lavoratori della GKN,
Il Manifesto
15/10/2022



▪ Graziano Graziani, Voi come state? “Il Capitale” di Kepler-452,
Stati d’eccezione
16/10/2022



▪ Davide Turrini, Il Capitale: gli operai licenziati Gkn e l’occupazione della fabbrica incontrano Marx
nell’opera teatrale di Kepler-452,
Il Fatto Quotidiano
20/10/2022



▪ Rossella Menna, Vie Festival 2022. Nel mondo fuor di sesto,
Doppiozero
21/10/2022



▪ Enrico Fiore, Delitti, congedi e ferite,
Corriere del Mezzogiorno
21/10/2022



▪Giulia D’Amico, Il Capitale di Kepler-452: da Marx agli operai della GKN,
Krapp’s Last Post
3/11/2022



▪Mario Bianchi, Da Marx ad Andrea Zanzotto, Il lavoro politico / poetico di Kepler-452 e Anagoor,
Krapp’s Last Post
25/11/2022